da Luca Biscione | Giu 12, 2026 | Uncategorized
Equilibrio tra “strategia e persone
Le Persone devono essere formate e coinvolte nei vari progetti, in modo da poter raggiungere gli Obiettivi definiti dalle Strategie aziendali. Allo stesso tempo, le Strategie devono essere pensate per motivare le persone a metterle in pratica e a lavorare in condizioni ottimali.
La formazione ha valore per le Aziende solo se passa dall’apprendimento individuale a quello organizzativo. Se una persona cresce ma l’organizzazione non cambia si potrebbe creare distanza tra chi vuole innovare e chi resta fermo. Per questo, noi Consulenti, quando entriamo in un’azienda per un nuovo progetto, qualunque esso sia (lancio di una nuova linea di prodotto, riposizionamento nel mercato, migliorare la marginalità, migliorare la proposta di valore, definire meglio gli Obiettivi, la Pianificazione e i KPI, ecc..) non ci limitiamo a provare a cambiare le Persone nei ruoli strategici, ma cerchiamo (o dovremmo cercare) di diffondere una cultura condivisa al cambiamento.
Per aiutarci in questo lavoro, dovremmo definire, trasferire e mettere in pratica una Visione strategica. Dopo averla pensata, confrontata e esposta, la fase delicata e decisiva è l’execution, ovvero la capacità di renderla concreta e tangibile nella vita quotidiana dell’Azienda e delle Persone che la compongono. La vera sfida di noi Consulenti è proprio questa, ovvero introdurre “cambiamenti” all’interno di un sistema percepito come stabile (anche quando produce perdite, non conformità, disequilibri finanziari, ecc..).. Ecco perché, per aumentare le probabilità che una visione venga accettata, è indispensabile definire Obiettivi chiari, condivisi e raggiungibili (SMART); definirli in diversi step e individuando anche i KPI di controllo al fine di apportare in tempi brevi, eventuali correzioni o agli Obiettivi o alle Azioni necessarie per raggiungerli.
Credo sempre in OBIETTIVI-AZIONI-RISULTATI
da Luca Biscione | Giu 10, 2026 | Uncategorized
Cosa consiglieremo ai nostri figli come percorso formativo?
Importanti aziende nel mondo della robotica e dei “System integrator” rispondono alla carenza di competenze nel nell’industria produttiva, investendo nella formazione di figure tecniche in grado di delineare, progettare e integrare le future linee produttive nelle aziende che producono o trasformano prodotti e semilavorati.
Ieri ero a Milano in occasione della prima giornata di due fiere di riferimento nei rispettivi settori (@Xylexpo e @Plast) e parlando con gli operatori, concorrenti e stakeolders in generale, oltre alle preoccupazioni del mercato (soprattutto il comparto legno) c’è una grande preoccupazione e necessità di rivedere i futuri processi produttivi in quanto l’automazione sarà sempre più presente e necessaria data la carenza di personale qualificato anche per le mansioni più operative a livello produttivo. Da qui la necessità di investire, ad esempio, nella formazione della nuova generazione di programmatori e integratori di sistemi robotici che avranno l’onere e onore di rivedere e riprogrammare l’azienda del futuro, dalla piccola azienda manifatturiera alle grandi fabbriche produttive. Anche se siamo in un momento di forte trasformazione digitale dei processi produttivi, non si può prescindere da tecnici e ingegneri in grado di progettare, programmare e integrare sistemi robotici complessi che si vedranno sempre di più nelle fabbriche del prossimo futuro.
Immagino sia un argomento che a pochi piace e molti lo vedono come futuristico e lontano dalla propria realtà, ma provate a immaginare quanti ragazzi frequentano le scuole Tecniche, quanti di questi arriveranno ad un traguardo con una idonea formazione e quanti di questi saranno poi disponibili ad accettare lavori considerati “socialmente umili”. Purtroppo ne saranno sempre di meno e sempre più sulle spalle di Persone che arrivano da realtà sociali povere.
L’automazione è una delle possibili soluzioni a una parte di questo problema/necessità e quindi investire con questa visione, oggi è lungimiranza, domani “necessità strategica”.
Al di là di tutto, mi ha fatto molto piacere conoscere tre ragazzi che da qualche mese hanno intrapreso un percorso da venditori esteri, consapevoli dei sacrifici a cui andranno incontro ma anche delle soddisfazioni e responsabilità che li aspetta. Poche chiacchiere, curiosità nel conoscere e apprendere da Chi vive il mercato da molti più anni, consapevolezza nella necessità di formarsi sugli aspetti tecnologici e strategici che caratterizzeranno il loro lavoro nel prossimo futuro
Il mondo industriale si sta trasformando più per necessità che per visione e l’automazione industriale si costruisce sulle competenze
da Luca Biscione | Giu 6, 2026 | Uncategorized
PMI settore meccanica generale: competere con la strategia, non con il prezzo
Partiamo da un dato che pochi commentano apertamente.
Secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano — ricerca pubblicata il 21 maggio 2026 — il 76% delle piccole e medie imprese italiane non ha investito nell’intelligenza artificiale e non prevede di farlo. Il 47% non ha svolto alcuna attività di Ricerca e Sviluppo negli ultimi tre anni. Solo il 7% ha avviato programmi strutturati di formazione digitale per il proprio team.
Nel frattempo, Federmeccanica certifica che nel primo semestre 2025 la produzione metalmeccanica è calata del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente — un risultato peggiore della media industriale. Il 48% delle imprese del settore ha dichiarato un fatturato in calo nel 2024. Il 66% non riesce a trovare le figure professionali di cui ha bisogno.
Questi non sono numeri astratti. Sono la fotografia di un settore che — nel silenzio generale — sta perdendo competitività in modo strutturale, non congiunturale.
- Il problema vero non è la dimensione. È la strategia che manca.
La meccanica italiana conta circa 180.000 PMI (ISTAT, 2024). La grande maggioranza ha meno di 50 dipendenti. Questa micro-dimensione viene spesso indicata come il principale ostacolo alla competitività — e in parte è vero: capitali limitati, accesso al credito difficile, nessun buffer per la crisi, skill shortage cronico.
Eppure la dimensione, da sola, non spiega tutto.
Ci sono PMI meccaniche con 15 dipendenti che esportano in Germania, Francia e Polonia con margini solidi. E ci sono aziende con 80 addetti che faticano a tenere i clienti storici perché non riescono a giustificare il proprio prezzo. La differenza non è la taglia: è la chiarezza strategica. Sapere esattamente dove si vuole competere, con quale proposta di valore, e come si misura il risultato.
La concorrenza estera — tedesca, ceca, asiatica — non entra nel mercato italiano con prezzi bassi per caso. Entra con una strategia di valore costruita nel tempo, certificazioni settoriali, capacità di analisi del cliente e processi interni efficienti. Le PMI italiane che reagiscono abbassando il listino o aspettando che ‘il mercato si riprenda’ stanno perdendo tempo che non recupereranno.
Il prezzo non è mai il punto di partenza. È il risultato di una strategia di valore che l’azienda ha saputo — o non ha saputo — costruire.
- Quando si parla di AI per una PMI meccanica: di cosa stiamo davvero parlando?
Qui è necessario essere molto concreti, perché c’è un equivoco diffuso che rallenta le decisioni.
Quando un piccolo imprenditore sente ‘intelligenza artificiale’, pensa a robot, a supercomputer, a investimenti da multinazionale. Questa percezione è sbagliata — e costosa, perché porta a non investire in strumenti che oggi sono accessibili, agevolati e con un ROI misurabile in mesi, non in anni.
Vediamo cosa significa concretamente, per una PMI con 15–80 addetti:
- ERP gestionale integrato con automazione. Un software che unisce ordini, fatture, magazzino e contabilità in un unico flusso, eliminando doppi inserimenti e fogli Excel. In un’azienda meccanica da 35 dipendenti, l’adozione ha ridotto il tempo di preparazione dei preventivi da 3 giorni a 4 ore. Costo: 8.000–25.000 €, agevolabile con Iperammortamento 2026 al 180% (L. 199/2025).
- MES e manutenzione predittiva con sensori IoT. Sensori installati sulle macchine CNC che leggono vibrazioni e temperature in tempo reale. Un algoritmo AI elabora i dati e prevede un guasto con 24–48 ore di anticipo. Risultato: fermi macchina -40/70%, scorte ricambi -30%, ROI medio in 14–18 mesi. Costo: 15.000–60.000 €, agevolabile.
- Visione artificiale per il controllo qualità. Telecamere collegate a software AI che ispezionano il 100% dei pezzi, rilevando difetti geometrici e superficiali. Scarti ridotti dal 8% a meno del 2% in un caso documentato su componentistica di precisione. Costo: 10.000–40.000 €.
- CRM con analisi predittiva. Non una rubrica digitale: uno strumento che analizza lo storico ordini e segnala i clienti a rischio abbandono e i prospect con la maggiore probabilità di conversione. Le PMI che lo adottano registrano un aumento del tasso di conversione offerte del 25–28%. Costo: 3.000–12.000 €/anno in SaaS.
- Business Intelligence e dashboard dati. Un cruscotto che mostra margini per prodotto e per cliente, efficienza delle linee produttive, backlog ordini — in tempo reale, non nel report Excel di fine mese. Costo: 2.000–8.000 €/anno.
- Automazione email e preventivi con AI. Un agente software che smista la posta commerciale, prepara bozze di risposta e genera preventivi da listino e storico cliente. Risparmio documentato: 15 ore/settimana per il commerciale. ROI in 3–4 mesi. Costo: 500–2.000 €/mese.
Il punto non è adottare tutto insieme. È scegliere il problema più costoso che si ha oggi — il tempo dei preventivi, i fermi macchina, la gestione dei clienti — e risolverlo con lo strumento giusto. In 90 giorni si misura se funziona. Poi si scala.
- La risposta strategica: Obiettivi, Azioni, Risultati. In quest’ordine.
Tecnologia senza strategia è spesa. Strategia senza misurazione è intenzione.
Il framework che uso con le PMI meccaniche — Obiettivi, Azioni, KPI — parte sempre dallo stesso principio: prima si decide dove si vuole arrivare (non ‘crescere’ in senso generico, ma ‘+15% fatturato export entro dicembre 2026’), poi si identificano le azioni necessarie (analisi mercati target, strumenti commerciali, certificazioni settoriali), e infine si fissano i KPI da monitorare ogni 30–60 giorni.
Questa sequenza — che sembra ovvia — nella pratica è applicata da una minoranza di PMI. Il resto lavora per urgenze, non per obiettivi.
La differenza tra le imprese meccaniche che tengono e quelle che cedono quota di mercato non è quasi mai una questione di prodotto. È quasi sempre una questione di metodo.
da Luca Biscione | Giu 2, 2026 | Uncategorized
Come consulente della IMAS AEROMECCANICA Srl Unipersonale Aspirazione Industriale Dust extraction and air cleaning systems (produttrice di Impianti di aspirazione e filtrazione aria) ho avuto “contatti” con il settore delle Fonderie capendo molto bene quanto impattano sull’ambiente e quanto sarebbe necessario a livello di investimenti per ridurre appunto l’impatto industriale sull’ambiente. Poi leggo un articolo su una rivista di settore che parla della crisi del settore delle Fonderie in Italia, Germania e un pò in giro per l’Europa e capisco come un settore specchio dell’industria pesante italiana, un vero asset nella corsa alla differenziazione del settore a livello globale, sia nelle mani (e nel destino) del pensiero di burocrati europei che nulla sanno del settore specifico. Quello che segue è un articolo frutto della raccolta di dati e info su varie fonti, tanto per far comprendere come sarebbe il caso di accelerare sull’aspetto manageriale interno piuttosto che aspettare che cambi qualcosa a livello “centrale..”:
Fonderie: cinque anni difficili, una normativa che paralizza e una strategia da ricostruire da zero.
Dai dati Assofond 2024-2025 al CBAM in vigore dal 2026, fino al Deutsche Gießereitag di Göttingen: perché questo settore ha bisogno di un metodo, non di un’altra analisi.
- Il punto di partenza: i numeri del disastro
Il settore delle fonderie italiane conta circa 23.000 addetti e genera un fatturato annuo di 7,6 miliardi di euro. Nel 2024, il giro d’affari complessivo è sceso a 6,6 miliardi, in calo del 12,8% rispetto al 2023. Le fonderie ferrose hanno registrato una perdita del 19,2%, quelle non ferrose del 9,2%. La produzione complessiva è diminuita del 12,3%, attestandosi a circa 1,6 milioni di tonnellate — di poco superiore al minimo storico toccato nel 2020. Ripartelitalia
L’analisi di bilancio 2024 del Centro Studi Assofond, pubblicata in esclusiva sul Sole 24 Ore, non ha lasciato spazio a interpretazioni ottimistiche: le difficoltà strutturali del settore emergono con nettezza, e il presidente Zanardi ha richiesto interventi urgenti per poter competere alla pari dei concorrenti europei. Assofond
Il 2025 non ha invertito la rotta. Nel terzo trimestre 2025, le fonderie ferrose segnavano +5,7% in produzione e +9,3% in fatturato, mentre quelle non ferrose restavano sotto la parità con -0,4% e -4,3% rispettivamente. Nei primi nove mesi dell’anno la produzione è rimasta lontana dai valori del 2024, e il rischio di chiudere l’anno con un nuovo calo si è materializzato concretamente. Meccanica e FonderiaMeccanica e Fonderia
Q1 2026 — stato della fonte. Il report congiunturale Assofond sul primo trimestre 2026 non risulta ancora pubblicato al momento della redazione di questo articolo (giugno 2026). Assofond segue storicamente un calendario di pubblicazione a 6-8 settimane dalla chiusura del trimestre. Lo dichiaro esplicitamente: non stimo né invento dati trimestrali. Il quadro di partenza del 2026 è quello descritto dall’analisi di bilancio e dall’ingresso del CBAM a regime. Il secondo numero 2026 di “In Fonderia” è dedicato interamente all’impatto di dazi, sanzioni internazionali e CBAM sulle catene di fornitura europee — il che dice già tutto sullo scenario che le fonderie stanno vivendo in questi mesi. Assofond
- Il CBAM: il blocco operativo del 2026
Dal 1° gennaio 2026, il Carbon Border Adjustment Mechanism è a pieno regime. L’incertezza normativa sta paralizzando le transazioni commerciali, mettendo a rischio la continuità operativa di filiere strategiche per l’industria italiana ed europea. Il problema non è l’aumento del costo in sé — è che i certificati CBAM saranno acquistabili solo da febbraio 2027, rendendo oggi impossibile determinare il prezzo reale degli input. Fornitori e acquirenti non sono in grado di fissare un prezzo, con il risultato di un blocco delle vendite e un concreto rischio di shortage di materiali. AssofondAssofond
La distorsione strutturale è evidente: le fonderie europee pagano già fino al 35% in più per gli input produttivi — ghisa, ferroleghe, alluminio grezzo — mentre molti prodotti finiti non godono di protezione equivalente. I concorrenti extra-UE entrano nel mercato senza oneri analoghi. QuiBrescia
- Lo scenario europeo: Göttingen 2026
Il problema non è italiano. Al Deutsche Gießereitag 2026 a Göttingen, il presidente del BDG Clemens Küpper ha descritto con nettezza l’industria tedesca sotto pressione: alti costi energetici, burocrazia, mancanza di incentivi agli investimenti e crescente pressione competitiva internazionale continuano a pesare sul settore. La Germania ha perso circa 170 fonderie negli ultimi anni. Le conclusioni del congresso: l’industria europea è in piena trasformazione strutturale, che va ben oltre un ciclo economico negativo, e richiede meno burocrazia, prezzi energetici competitivi, forti incentivi all’innovazione e una visione industriale chiara per l’Europa. Foundry-planetFoundry-planet
- La domanda che nessuno vuole farsi: ho ancora una strategia?
Quattro anni di cali consecutivi producono un effetto collaterale pericoloso: si consolida una cultura operativa di pura sopravvivenza — riduzione costi, taglio investimenti, gestione delle urgenze quotidiane. Questo, per molte PMI del comparto, si traduce nell’assenza di un metodo strategico verificabile. Si reagisce. Non si pianifica.
È qui che entra in gioco il framework OAK — Obiettivi, Azioni, Risultati. Non come slogan, ma come struttura minima per uscire dalla modalità emergenza.
Obiettivi — definire dove si vuole arrivare: diversificazione settoriale (dall’automotive a energia, difesa, medicale, macchine agricole), nuovi mercati geografici, riposizionamento su clienti ad alta marginalità. Senza obiettivi misurabili, le azioni restano reazioni.
Azioni — tradurre gli obiettivi in piani operativi con risorse, tempi e responsabili. Questo include: l’analisi di mercato aggiornata (non quella di tre anni fa), la ridefinizione del portafoglio clienti, la revisione del pricing in chiave value-based, la mappatura delle tecnologie disponibili — dall’IA applicata alla fusione alla simulazione predittiva dei difetti.
Risultati — misurare con KPI definiti ex-ante: tasso di marginalità per cliente, indice di concentrazione del portafoglio, lead time di sviluppo nuovi prodotti, % fatturato su settori non-automotive. Senza misurazione, non c’è apprendimento. E senza apprendimento, ogni crisi si affronta come se fosse la prima volta.
- Perché serve uno sguardo esterno
C’è un problema specifico che le PMI manifatturiere in crisi tendono a sottovalutare: la difficoltà di analizzare la propria situazione dall’interno quando si è in piena gestione dell’emergenza. Il management è saturo di urgenze operative. L’analisi strategica — quella vera, fondata su dati di mercato aggiornati, benchmark competitivi, riposizionamento dell’offerta — non viene fatta perché non c’è tempo, o perché si presuppone di conoscere già le risposte.
Un consulente esterno porta tre cose che non si producono internamente: distanza cognitiva dall’emergenza quotidiana, un metodo strutturato di analisi (Porter, TOWS, OAK), e la capacità di tradurre l’analisi in un nuovo workflow aziendale operativo — non un documento da mettere nel cassetto. Non è una spesa. È la precondizione per fare scelte invece di subire eventi.
da Luca Biscione | Mag 28, 2026 | Aziendale, Business
Il futuro della Meccanica in Italia
Come per un popolo si cerca di capire quale sarà la sua evoluzione (numerica, dal punto di vista sociale, economico, ecc..) anche dal numero di nascite che ci sono ogni anno, così mi sono chiesto quale sarà il futuro del settore della #meccanica in generale (settore nel quale mi guadagno da vivere) basandomi sul dato delle nascite di startup specifiche per questo settore.
Quante startup ci sono davvero nella meccanica?
Il dato aggregato “12,9% nel manifatturiero” Tradotto in numeri assoluti su una base di circa 12.170 startup (dato Q1 2025): si tratta di circa 300 startup nella fabbricazione di macchinari. Trecento. Sull’intero territorio nazionale.
Le startup nella meccanica: cosa fanno davvero?
Prevalentemente lavorano sul processo e sui servizi digitali, non sul prodotto fisico. Molti prodotti industriali stanno diventando sistemi informativi distribuiti: grazie a sensori e connettività generano dati sul proprio funzionamento e il valore non si esaurisce più nell’oggetto fisico ma si estende a manutenzione predittiva, monitoraggio da remoto e ottimizzazione delle prestazioni.
Detto in modo diretto: le startup che operano nella meccanica raramente costruiscono un nuovo tipo di macchinario. Costruiscono software di controllo, sistemi IoT per macchine esistenti, soluzioni di manutenzione predittiva, digital twin, cobot per l’asservimento.
Le startup che progettano e producono macchinari complessi e unici — il cuore della tradizione italiana — sono pochissime e tendenzialmente non si iscrivono al registro startup innovative perché il loro modello non è scalabile nel senso VC del termine. Una macchina speciale per una linea di produzione del settore farmaceutico non si replica in 1.000 esemplari identici.
Allora mi chiedo: Saremo ancora competitivi sulla meccanica “tradizionale”?
Spero di si. Le PMI meccaniche italiane che sopravviveranno e cresceranno nei prossimi 10 anni sono quelle che integreranno competenza manifatturiera tradizionale con capacità digitale — non in sostituzione, ma in combinazione.
Forse abbiamo mollato sulla meccanica “tradizionale” e stiamo cercando di emergere in tutto quello che gira intorno alla meccanica tradizionale; di sicuro, nei prossimi anni, alle fiere, sui social, nelle aziende, si vedranno sempre più macchinari, impianti, componenti, nè italiani nè tedeschi, ma orientali con tecnici italiani..!
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