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Crisi del settore delle Fonderie in Italia, Germania, UE

Crisi del settore delle Fonderie in Italia, Germania, UE

Il settore fonderie italiano ha perso il 12,3% di produzione e il 12,8% di fatturato nel 2024 — il quarto anno consecutivo di contrazione. Il CBAM, in vigore dal 1° gennaio 2026, ha bloccato le transazioni su ghisa, ferroleghe e alluminio grezzo con rincari fino al 35% sugli input e nessuna protezione equivalente sull’output. Il Q1 2026 non ha ancora dati ufficiali Assofond disponibili, ma il contesto è quello di un settore che entra nel nuovo anno senza inversione strutturale. In Europa, il Deutsche Gießereitag 2026 ha confermato che la crisi è sistemica e richiede visione, non nuove analisi. Per le imprese del comparto, la priorità non è aspettare che il mercato si stabilizzi: è costruire adesso gli obiettivi, le azioni e i KPI che permettano di navigare la transizione — con un metodo, non con l’improvvisazione.

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Il futuro della Meccanica in Italia: quante Startup ci sono?

Il futuro della Meccanica in Italia: quante Startup ci sono?

Le startup nella fabbricazione di macchinari sono circa 300 in tutta Italia — un numero modesto, in contrazione rispetto al picco 2022. Quasi nessuna produce macchinari complessi: innovano sul processo digitale e sui servizi, non sul prodotto fisico. La meccanica italiana (59 miliardi di produzione, 44,7% dell’export nazionale) è strutturalmente solida ma attraversa una fase critica: -1,4% di produzione nel 2025, export macchine utensili -13,2%, tracinato dalla crisi tedesca (-29,7% le nostre vendite in Germania). Il confronto con la Germania è istruttivo: stiamo soffrendo meno di loro, ma per ragioni diverse. La competitività futura della meccanica italiana non è in discussione nel breve termine — è in discussione nel decennio, se le PMI non integrano capacità digitali nel proprio modello di business. Il problema che mi preoccupa di più non è il numero di startup nella meccanica — quello è fisiologicamente basso e lo sarà sempre, perché la meccanica di precisione non è un settore VC-friendly. Il problema reale è che le PMI manifatturiere italiane stanno perdendo tempo a guardare le startup come se fossero la risposta, mentre la risposta è dentro casa loro: competenze di progettazione uniche, relazioni consolidate con clienti esigenti, capacità di fare cose impossibili per la produzione di massa. Quello che manca non è la tecnologia — è la capacità di comunicare il valore di quello che già fanno, di difendere il prezzo, di aprire mercati alternativi alla Germania e agli USA. Su questo, nessuna startup li aiuterà. Su questo serve consulenza strategica commerciale, non un acceleratore.

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